Cinque obiettivi, un territorio da rimettere in sistema

Un laboratorio partecipativo del GAL nel lontano 2014. Ascolto, coinvolgimento e co-progettazione sono il nostro metodo da oltre quindici anni e tre cicli di programmazione.

La SSL 2023–2027 identifica cinque criticità strutturali e costruisce per ognuna un programma specifico: un’Officina Rurale e bandi aperti ai privati che condividono la stessa direzione di lavoro.

La Strategia di Sviluppo Locale nasce da un processo di ascolto: anni di lavoro con i comuni, le filiere, le associazioni e gli agricoltori di questo territorio. Quello che è emerso non è una lista di desiderata: è una mappa di fabbisogni specifici che il GAL ha sintetizzato in cinque obiettivi operativi. Ognuno si realizza attraverso un progetto integrato a regia diretta, l’Officina Rurale, e attraverso bandi che permettono ai privati di contribuire, con i propri progetti, alla stessa direzione di lavoro. La strategia costruisce un sistema in cui recupero fondiario, filiere produttive, patrimonio genetico, fruibilità e competenze si sostengono reciprocamente: il territorio che si vuole costruire è uno, non cinque pezzi separati.

SSL 2023–2027 — obiettivi strategici e Officine Rurali: i progetti integrati a regia diretta tramite cui la strategia si applica al territorio

Contrastare l’abbandono delle terre agricole

I Colli Albani e i Monti Prenestini sono terreni difficili da meccanizzare: piccoli appezzamenti, pendii, oliveti storici su suoli vulcanici che reggono solo colture tradizionali. La generazione che coltivava invecchia senza successori, e a trenta chilometri da una capitale che esercita una pressione urbana costante, il risultato è l’abbandono. La terra disponibile c’è, manca il sistema che la fa incontrare con chi vuole lavorarla. L’obiettivo è costruire quel sistema: mappatura della superficie agricola utilizzata nei sedici comuni, incrocio tra domanda e offerta fondiaria, sostegno ai demani collettivi. Ma la terra che torna a essere lavorata vale qualcosa solo se quello che produce riesce ad arrivare al mercato.

Paesaggio Capitale sta costruendo un sistema di incontro tra terre abbandonate e chi vuole coltivarle, a partire dall’analisi della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nei sedici comuni.

Qualificare le filiere agricole del territorio

Il suolo vulcanico dei Colli Albani e i microclimi tra i 300 e i 600 metri di altitudine danno alle produzioni locali caratteristiche che non si replicano altrove. La struttura produttiva, però, è frammentata: le filiere non sono organizzate, la qualità non è certificata, la specificità del territorio non si traduce in valore riconoscibile sul mercato. L’obiettivo è costruire le infrastrutture di qualità che colmano questo divario, dal campo alla certificazione, dal produttore alla filiera. Qualificare la produzione presuppone che ci sia qualcosa di distintivo da valorizzare, e parte di quello che rende questi territori unici cresce nelle vigne e negli oliveti da secoli.

Paesaggio a Macchia d’Olio lavora al recupero degli oliveti storici dei Castelli Romani e alla qualificazione della filiera verso la certificazione IGP Roma.

Preservare il patrimonio genetico agricolo

Nelle vigne dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini crescono varietà adattate nei secoli al suolo vulcanico e al clima dei Colli Albani: Malvasia del Lazio, Bellone, Bombino bianco, Trebbiano giallo. In molti casi esistono in concentrazione significativa solo qui. Questo patrimonio genetico sopravvive finché qualcuno lo coltiva: senza riconoscimento formale e senza un valore economico associato, cede alle varietà internazionali. L’obiettivo è garantire quella continuità attraverso documentazione, candidatura a riconoscimento e presidio colturale. Un territorio con radici genetiche riconoscibili ha qualcosa da raccontare, ma il racconto richiede che il territorio stesso sia accessibile e fruibile.

Paesaggio in Fermento documenta le varietà autoctone della vigna dei Castelli Romani e costruisce la loro candidatura a riconoscimento internazionale.

Sviluppare una fruibilità sostenibile del territorio

A trenta chilometri da Roma, i Castelli Romani sono tra i territori rurali più visitati del Lazio. Il turismo che generano è prevalentemente mordi e fuggi: chi arriva si ferma per un pasto, attraversa un borgo e riparte. Il tessuto di borghi medievali, vigneti storici e paesaggio vulcanico che attraversa i sedici comuni non è mai diventato un sistema fruibile a passo lento. L’obiettivo è costruire l’infrastruttura fisica e narrativa che trasforma questo passaggio in permanenza: percorsi ciclabili, connessioni tra borghi e paesaggio agricolo, orientamento sul territorio. Infrastrutture che funzionano, però, richiedono persone capaci di gestirle e comunicarle.

Paesaggio in Movimento costruisce una rete di percorsi ciclabili che connette borghi e paesaggio agricolo tra i Castelli Romani e i Monti Prenestini.

Costruire competenze radicate nel territorio

Questo territorio ha risorse che pochi luoghi a questa distanza da una capitale europea possono vantare: borghi medievali intatti, paesaggio vulcanico riconoscibile, filiere con secoli di storia. La capacità di gestire queste risorse come attrattori economici sostenibili è spesso assente, non per mancanza di volontà, ma perché le competenze necessarie non si sono formate qui. L’obiettivo è svilupparle: specifiche per questo territorio, per il patrimonio che custodisce e per i visitatori che attrae. Formazione alla gestione sostenibile degli eventi, alla comunicazione del paesaggio, all’accoglienza come pratica professionale.

Paesaggio In-Forma sviluppa un laboratorio formativo pubblico, il Festival del Paesaggio, per chi gestisce e comunica il patrimonio di questo territorio.

I nove bandi della SSL 2023–2027 e le Officine Rurali a cui rispondono

C’è chi arriva qui per capire come sta cambiando questo territorio. E chi vuole essere parte del cambiamento.