Un territorio più antico di Roma
Praeneste e Tusculum sono coetanee di Roma: città-stato del Lazio arcaico, centri di potere religioso e civile attivi da millenni, in relazione continua con la capitale nella pianura sottostante. Il territorio del GAL si estende su questi Castelli Romani, Monti Prenestini e la valle che li separa: sedici comuni, i segni di una storia millenaria di insediamento continuo ancora leggibili nel paesaggio.
I sedici comuni del GAL
Comune di Capranica Prenestina
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Comune di Castel San Pietro Romano
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Comune di Colonna
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Comune di Frascati
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Comune di Gallicano nel Lazio
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Comune di Grottaferrata
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Comune di Labico
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Comune di Monte Compatri
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Comune di Monte Porzio Catone
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Comune di Nemi
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Comune di Palestrina
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Comune di Rocca di Cave
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Comunne di Rocca di Papa
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Comune di Rocca Priora
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Comune di San Cesareo
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Comune di Valmontone
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Joseph Wright of Derby, Veduta del lago di Nemi al tramonto, 1790 ca., olio su carta applicata su tavola, 105 × 128 cm, Parigi, Musée du Louvre
Millenni di relazioni urbano-rurale
Quello che rende questo territorio straordinario non è la sola antichità, ma la struttura che quella storia ha prodotto fin oggi: un paesaggio rurale formato, per millenni, dall’interazione diretta tra un’economia agricola solida e i grandi sistemi di civiltà che lo circondavano e lo abitavano. Centri come Praeneste — l’odierna Palestrina — erano tra i maggiori sistemi oraculari e militari del Lazio, con reti di scambio che raggiungevano tutto il Mediterraneo e un territorio agricolo che quella centralità aveva plasmato con precisione. Tusculum era la città dove i senatori romani sceglievano di ritirarsi a pensare e scrivere — e quella scelta aveva trasformato le colline dei Castelli Romani in un paesaggio di ville, giardini e campagne coltivate di una densità culturale difficile da trovare altrove. Le grandi ville cardinalizie rinascimentali — Villa Aldobrandini a Frascati, la residenza pontificia di Castel Gandolfo — si inserirono nello stesso schema: civiltà urbana che plasma il paesaggio, paesaggio che porta i segni di quella civiltà. Non è una coincidenza che i pittori del Grand Tour abbiano scelto questo territorio come uno dei luoghi privilegiati per documentare il paesaggio italiano: riconoscevano una densità che non è tipica di un territorio rurale ordinario.
Palestrina, appoggiata alle pendici del Monte Ginestro, alle porte dei Monti Prenestini. Il tessuto della città moderna poggia ancora sulle terrazze del santuario di Fortuna Primigenia, edificato nel II secolo a.C.: la geometria dell’antica Praeneste resta la struttura portante del borgo.
Quello che questo processo ha prodotto è un paesaggio che porta tutti questi strati in modo ancora leggibile: le terrazze del santuario di Fortuna Primigenia visibili sotto il tessuto di Palestrina, la Via Sacra al Monte Cavo percorribile per cinque chilometri nel bosco, i borghi medievali fondati sulle rovine delle città antiche, i vigneti che crescono sugli stessi suoli vulcanici coltivati da millenni. Il paesaggio rurale non è separato da questa storia: ne è il prodotto diretto, il risultato di chi ha continuato a coltivare, costruire e abitare questo spazio in relazione con i grandi centri urbani che lo circondavano.
Quella relazione ha però cambiato natura: Roma non è più la capitale con cui questo territorio intratteneva uno scambio produttivo, ma una metropoli che avanza su di esso con una logica opposta. La minaccia che ne risulta è concreta: la progressiva dissoluzione di un paesaggio che deve la sua qualità eccezionale proprio a questa storia lunga di co-formazione tra economia rurale e civiltà urbana. Una risorsa rara, che richiede cura e ambizione commisurate alla sua qualità.
Villa Aldobrandini a Frascati, costruita tra il 1598 e il 1602 per il cardinale Pietro Aldobrandini su progetto di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. Le ville tuscolane rendono leggibile in architettura e giardino il rapporto secolare tra Roma e le colline dei Castelli.
Quello che il territorio è diventato
Oggi i sedici comuni del GAL sono abitati da 167.418 persone su una superficie di 349 km². Il loro rapporto con Roma non è più quello dell’entroterra produttivo che serviva i mercati capitolini: è diventato quello di un territorio che la crescita metropolitana raggiunge e trasforma in modo diseguale. La nostra Strategia di Sviluppo Locale descrive questa trasformazione attraverso tre condizioni territoriali distinte.
In comuni come Frascati e Palestrina, ben connessi alla capitale, la condizione è di competizione tra usi del suolo: la pressione insediativa avanza sul margine agricolo, i paesaggi produttivi storici cedono terreno all’espansione residenziale. Questi comuni reggono economicamente, ma il loro carattere rurale si erode. Il rischio è l’assorbimento progressivo nell’area metropolitana, la perdita del paesaggio agricolo senza che ci sia una sostituzione produttiva adeguata.
Nella fascia intermedia tra i due sistemi montuosi, comuni come Valmontone e Labico vivono una condizione di promiscuità: residenziale e agricoltura coesistono senza che nessuno dei due abbia prevalso. Il territorio non ha ancora definito una vocazione prevalente, e la transizione è in corso senza una direzione chiara.
Frascati vista dal satellite. Il centro storico, la ferrovia e il polo industriale sono cinti da un’espansione residenziale che riduce il paesaggio agricolo a poche tasche isolate.
Nei borghi interni dei Monti Prenestini, come Capranica Prenestina e Rocca di Cave, la condizione è di progressiva marginalizzazione: lo spopolamento avanza, le pratiche agricole che hanno costruito il paesaggio si rarefanno, i terreni non più coltivati tornano al bosco. È qui, dove la pressione urbana non è arrivata, che il paesaggio rurale si è meglio conservato. Ma è qui anche che la distanza dalla città rende più difficile invertire la tendenza demografica e mantenere vive le pratiche che tengono in forma il territorio.
Il paradosso è preciso: i comuni che meglio conservano il carattere rurale sono i più esposti allo svuotamento; i comuni meglio connessi a Roma reggono economicamente ma rischiano di perdere la propria identità come territorio a sé. La nostra strategia nasce da questa doppia lettura: dove la città avanza, tenere vivo il carattere rurale; dove il territorio si svuota, tenere in vita le pratiche che lo tengono in forma.
La fragilità che queste condizioni producono ha una misura precisa. Dal 1982 la superficie agricola utilizzata (SAU) del territorio si è ridotta del 36,4%. Il 40,2% dei conduttori agricoli ha più di sessantacinque anni; solo il 7,8% ne ha meno di trentanove. Nel 2022, su 349 km² di territorio, erano attivi otto agriturismi.
Labico vista dal satellite. Case, campi coltivati e capannoni si distribuiscono lungo la strada senza una vocazione prevalente: la transizione è in corso, la direzione non ancora definita.
Il sistema è ancora leggibile: le denominazioni producono, i borghi sono abitati, le campagne che li circondano conservano ancora il loro carattere. Ma il presidio che mantiene tutto questo in vita si è assottigliato. Un territorio che porta millenni di storia insediativa sta perdendo, in pochi decenni, le persone e le pratiche che lo tengono in forma.
La nostra Strategia di Sviluppo Locale 2023–2027 nasce da questa lettura: un territorio di straordinaria densità storica e produttiva, attraversato da tre condizioni strutturali che richiedono interventi diversi. Le cinque Officine Rurali e le nove linee di bando sono la risposta concreta, costruita sulla convinzione che lavorare sul paesaggio sia la forma più efficace di sviluppo per questo territorio specifico.
Rocca di Cave vista dal satellite. Il borgo resta compatto in cima alla rupe; intorno, il bosco riprende progressivamente le praterie e i campi non coltivati.