Affrontare l’abbandono – Tra il consumo sfrenato e l’abbandono totale

Stiamo imparando che affrontare l’abbandono non è soltanto una questione tecnica o amministrativa. Certo, la necessità di contrastare l’abbandono o l’utilizzo improprio di terra fertile, oggi è una questione etica ma per il nostro piccolo Paese, fatto per il 78% di superfici collinari e montane, è quasi un obbligo imprescindibile. Ironia della sorte, a pagare il prezzo più alto di questa preoccupante dinamica sono proprio le aree rurali, compresse tra due fenomeni apparentemente opposti ma che in perfetta complementarietà, comprimono il potenziale produttivo agricolo e deteriorano quello naturalistico con pari veemenza.

Stiamo parlando del CONSUMO DI SUOLO, da un lato e dell’ABBANDONO dall’altro. Questi due meccanismi sono generati da dinamiche opposte: se il consumo di suolo è effetto di quelli che vengono definiti “usi competitivi” che nella vulgata giornalistica sono sintetizzati in “cementificazione”, quello dell’abbandono è un virus quasi latente, invisibile ma inesorabile che colpisce con particolare cattiveria le zone rurali periferiche.

E se il consumo di suolo rappresenta una delle principali minacce alla biodiversità, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza alimentare e alla resilienza climatica, allo stesso modo l’abbandono di terra fertile contribuisce in modo significativo al moltiplicarsi di fenomeni di degrado e dissesto idrogeologico che, in sinergia con gli effetti del cambiamento climatico in atto, generano impatti devastanti su territori e comunità (rurali e non). Incendi, frane, fauna selvatica fuori controllo, sono alcuni degli effetti visibili e a carico dell’intera collettività generati dall’abbandono e dall’incuria di porzioni sempre più grandi di Paese.

 

 

L’edizione 2025 del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” redatto dall’osservatorio ISPRA parlano chiaro: nel 2024, circa 83,7 km² di territorio sono stati trasformati in aree artificiali, con un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Il ritmo raggiunge i 2,7 m² al secondo, pari a quasi 230.000 m² al giorno.

Le rilevazioni ISMEA ci raccontano che il 77% del suolo perduto solo nel 2024 è in area rurale e, più precisamente, agricola: In questo 77% di suolo consumato infatti, il 40,22% è rappresentato da seminativi, il 31,41% da prati pascoli, il 19,08% da colture arboree permanenti, e il 5,7%  territorio agroforestale“

Che dire…un quadro complessivo che cozza, quantomeno, con la narrazione dominante di un orgoglio rurale fondato sulla tipicità e la salubrità dei prodotti agroalimentari, per la produzione dei quali il suolo è condizione imprescindibile (per il momento, ndr). Ma la minaccia ai suoli produttivi assume le sembianze di un Cerbero famelico e impietoso se si guarda a ciò che succede al manifestarsi del fenomeno opposto a quello del CONSUMO….l’ABBANDONO…

In questo caso è AGEA ad avere un quadro chiaro delle condizioni complessive del sistema rurale italiano…dal monitoraggio effettuato dall’Agenzia nel 2025 grazie al supporto satellitare, sono infatti 4 milioni gli ettari di terreno incolto censiti sull’intero territorio nazionale…mettere a valore questa terra potrebbe voler dire aumentare del 44% la superficie agricola utilizzata complessiva, con un impatto considerevole sulla capacità produttiva del settore primario e la tenuta economica delle piccole e medie imprese agricole.

Proprio il sostegno al reddito delle imprese agricole è il nodo che tiene insieme il filo del contrasto al CONSUMO e quello del contrasto all’ABBANDONO: l’esistenza e la proliferazione di aziende agricole che crescono, investono e si orientano in modo sempre più performante al mercato diventano una condizione imprescindibile sia per contenere le spinte speculative che orientano le scelte fondiarie verso usi competitivi (come l’edilizia e la produzione energetica) a quello agricolo, sia per consentire, laddove è l’abbandono a farla da padrone, la permanenza di un presidio radicato in grado di generare esternalità positive per l’intero sistema Paese.

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